Mario Furlan ha una lunga esperienza nelle arti marziali e nella difesa personale.

WildingEcco la storia di Mario Furlan, oggi docente di Autodifesa istintiva e psicofisica (Wilding) presso la facoltà di Criminologia all’università di Lugano: “Mi sono avvicinato al mondo della difesa personale a sei anni. Ero un bambino che le prendeva sempre dai compagni di scuola, così mia madre mi portò a lezione di judo.
Forse avevo paura del contatto fisico, di farmi male e di fare figuracce esercitandomi con i compagni più bravi di me e dopo due anni lasciai perdere. Ho ripreso a 18 anni con il karate stile shotokan, ottenendo inoltre risultati migliori.
Erano gli anni in cui frequentavo gli ultrà e i centri sociali violenti, e  facevo a botte allo stadio e alle manifestazioni. Pensavo che il karate mi sarebbe servito e invece mi accorsi che la rissa da strada era un’altra cosa. Era molto diversa e molto più caotica rispetto a ciò che avevo imparato in palestra. Puoi essere un maestro di arti marziali, ma se lasci che la paura ti paralizzi non serve proprio a nulla.

Difesa personale: dalla violenza alla disciplina

La disperazione che ho vissuto in quella fase della mia vita, e la successiva maturazione, mi hanno condotto ad una definitiva conversione verso una disciplina etica ed uno stile di vita opposto. Sono diventato difensore dei perseguitati e di tutti coloro che sono minacciati da violenza. Inoltre, ho anche studiato discipline di autodifesa come il Krav Maga e il Jeet Kune Do, diventandone poi istruttore.

Se adesso ripenso a quando ero io il persecutore sento compassione nei confronti di tutti coloro a cui ho potuto far danno. Tuttavia, l’esperienza giovanile in veste di “violento” mi è servita molto: capire sui libri la dinamica psicologica della violenza è impossibile, mentre l’esser stato nei panni dell’aggressore mi ha insegnato quali sono tutti i suoi punti deboli. Ho meditato sulla consapevolezza di non essere dei bersagli inermi, delle vittime designate. La mia attenzione si è focalizzata sulle vittime di violenza per eccellenza: le donne. Negli anni è nata in me una sempre più forte esigenza di aiutare ed essere un valido aiuto.

Così è nato il Wilding, la difesa personale istintiva. Semplice. Collaudata. Adattissima per le donne, gli anziani, i disabili e le persone prive di preparazione atletica. Basata sulla prevenzione, ancor più che sullo scontro fisico. E in cui la psicologia è fondamentale.”